Vuoi aprire un negozio Shopify, o rifare quello che hai, e cerchi qualcuno che ci metta le mani. Scrivi “sviluppatore Shopify” su Google e trovi di tutto: agenzie, “esperti”, freelance, piattaforme di annunci. Tutti dicono di fare tutto.
Uno sviluppatore Shopify freelance va bene quando il progetto è chiaro e vuoi parlare direttamente con chi scrive il codice: tema, modifiche in Liquid, app, migrazioni. Un’agenzia serve quando ti servono tante competenze insieme e in parallelo: marchio, foto, campagne e sviluppo. In entrambi i casi conta di più come lavorano che l’etichetta.
Ti racconto cosa faccio io (e cosa no), le differenze vere tra freelance e agenzia, le dieci domande da fare prima di firmare e i segnali che devono farti alzare le antenne. Se Shopify è ancora una novità per te, parti da cos’è Shopify e come funziona.
Cosa fa uno sviluppatore Shopify (e cosa no)
“Sviluppatore Shopify” è una parola larga. Ecco cosa c’è dentro, in pratica.
Configurazione del negozio e del tema
Impostazioni di pagamenti, spedizioni, imposte e mercati; scelta e configurazione del tema; collezioni, filtri, menu. Sembra la parte facile, ma è quella che decide se il negozio è comodo da gestire per te tutti i giorni.
Modifiche ai file Liquid, sezioni e blocchi
Liquid è il linguaggio dei temi Shopify. Quando il tema non basta, si scrivono sezioni e blocchi su misura, si usano i metafield (campi personalizzati, per esempio “materiale” o “tempi di consegna” nella scheda prodotto) e si sistemano i template JSON, cioè i file che dicono quali sezioni compaiono in una pagina.
App, integrazioni e migrazioni
Valutare quali app servono davvero, collegare il negozio a un gestionale, sviluppare un’app su misura quando quelle pubbliche non bastano. Dal 1° gennaio 2026 le nuove app personalizzate non si creano più dall’admin ma dal Dev Dashboard, come spiega l’help center di Shopify sulle app personalizzate: serve qualcuno che sappia dove mettere le mani.
E poi i traslochi: portare prodotti, clienti e contenuti da un’altra piattaforma senza perdere visite. Ho scritto la mia checklist per migrare da WooCommerce a Shopify senza perdere SEO.
Cosa non è il suo lavoro: grafica del marchio, foto, contabilità
Logo e identità visiva sono il lavoro di un grafico. Le foto dei prodotti sono il lavoro di un fotografo. Fatture, corrispettivi e IVA sono il lavoro del commercialista. E i testi legali (informativa, condizioni di vendita) li scrive un consulente privacy o un avvocato.
Uno sviluppatore serio però conosce la parte tecnica della conformità: banner cookie che blocca davvero gli script, consenso, pagine obbligatorie raggiungibili. È quello che controllo con la mia checklist GDPR per Shopify.
Freelance o agenzia: le differenze vere
Non esiste la scelta giusta in assoluto. Esiste quella giusta per il tuo progetto, il tuo budget e il tuo modo di lavorare.

Quando basta un freelance
Quando il progetto ha confini chiari: un negozio nuovo con un tema da configurare e personalizzare, una migrazione, sezioni su misura, un’integrazione. Parli con chi scrive il codice, le decisioni si prendono in fretta e non paghi una struttura.
Il limite è che il freelance è una persona sola: se si ammala o è pieno di lavoro, i tempi si allungano. Chiedi sempre come gestisce ferie e imprevisti.
Quando serve un’agenzia
Quando servono tante competenze nello stesso momento: nuovo marchio, servizio fotografico, campagne pubblicitarie e sviluppo, magari su più mercati. Un’agenzia mette le persone in parallelo e ti dà un referente unico.
Il prezzo di questa comodità è una struttura più pesante: spesso non parli con chi fa il lavoro, e ogni modifica passa da più mani.
Il modello misto: freelance + specialisti
È il modello che vedo funzionare meglio per le piccole imprese: uno sviluppatore che segue il negozio e coordina pochi specialisti di fiducia (grafico, fotografo, chi fa le campagne). Hai un solo punto di riferimento tecnico e paghi solo le competenze che ti servono.
Le 10 domande da fare prima di firmare
Falle a chiunque, freelance o agenzia. Più delle risposte, conta se sono precise.

- Mi mostri negozi Shopify che hai seguito, e cosa hai fatto tu? Bene: link veri e il suo ruolo preciso. Male: solo immagini, o “è tutto riservato”. Guardali con gli occhi di un cliente, come spiego in come capire se un e-commerce è affidabile.
- Lavori su una copia del tema? Bene: “sì, su un tema non pubblicato, poi lo pubblichiamo insieme”. Male: modifiche direttamente sul tema online.
- Come accedi al negozio? Bene: account collaboratore o account staff con permessi limitati. Male: “mandami la tua password”.
- Quali app vuoi installare e perché? Bene: un elenco motivato, con il costo mensile di ognuna. Male: “poi vediamo”.
- Chi fa testi, foto e grafica? Bene: è scritto nel preventivo. Male: lo scopri a metà lavoro.
- Come gestisci URL e redirect se cambiamo struttura? Bene: mappa dei vecchi indirizzi e redirect 301. Male: “Google si adegua”.
- Come tratti cookie e privacy? Bene: banner che blocca gli script prima del consenso. Male: “mettiamo un’app e siamo a posto”.
- Codice e file restano miei? Bene: sì, il tema vive nel tuo negozio e ricevi tutto. Male: risposte vaghe.
- Cosa è incluso e cosa no? Bene: elenco scritto, con le modifiche comprese. Male: un prezzo e basta.
- Chi mi segue dopo la consegna? Bene: assistenza con tempi e modalità chiari. Male: “per qualsiasi cosa scrivimi”.
Segnali d’allarme
Quando mi chiamano per sistemare un negozio seguito da altri, i problemi hanno quasi sempre una di queste tre origini.
Il tema “modificato” senza copia di sicurezza
Il tema è stato cambiato direttamente online, senza una copia di partenza e senza traccia delle modifiche. Il risultato: nessuno sa più cosa è stato toccato, e aggiornare il tema diventa un salto nel buio. La prima cosa che faccio è duplicarlo e lavorare sulla copia.
App installate a pioggia
Ogni problema risolto con un’app nuova. Il conto mensile cresce, il negozio rallenta e le app si pestano i piedi. In più, come avverte la guida di Shopify sulla disinstallazione delle app, alcune app aggiungono codice al tema che non viene tolto quando le disinstalli.
Nessun accesso collaboratore, solo la tua password
Chi ti chiede la password del proprietario ti sta chiedendo le chiavi di casa, conti compresi. Shopify ha un sistema apposta: gli account collaboratore. Tu generi un codice di richiesta nelle impostazioni (sezione Utenti), lo sviluppatore lo usa per chiedere l’accesso e tu decidi a cosa può accedere.
Secondo la documentazione sugli account collaboratore, questi accessi non contano nel limite di utenti del tuo piano e scadono da soli dopo 90 giorni senza accessi. Puoi toglierli quando vuoi.
Come lavoro io sui negozi Shopify
Parto sempre da una chiamata e dal negozio vero, se esiste già. Ti chiedo cosa vendi, a chi, cosa ti fa perdere tempo oggi. Poi ti mando per iscritto cosa farei, cosa non farei e perché.
Lavoro con un accesso collaboratore e su una copia del tema. Ogni modifica importante la vedi in anteprima prima che vada online. Alla consegna ricevi una spiegazione di cosa c’è nel negozio e di come gestirlo da solo, e se vuoi continuo a seguirti con l’assistenza.
Dentro ogni progetto metto le due cose che di solito restano fuori: la parte tecnica della conformità (cookie, consenso, pagine obbligatorie) e la SEO tecnica (URL, redirect, dati strutturati). I dettagli del servizio sono nella pagina su realizzazione e migrazione dei negozi Shopify.
Domande frequenti
Conclusione
Freelance o agenzia è una domanda che viene dopo. Prima viene: cosa mi serve, e chi lo sa fare bene? Usa le dieci domande, chiedi l’accesso collaboratore, pretendi un preventivo scritto. Se le risposte sono chiare, sei in buone mani, chiunque sia.
Raccontami il tuo negozio dalla pagina contatti: ti dico cosa farei e cosa no. Ti rispondo io.




