Hai un negozio WooCommerce che vende, ma ogni aggiornamento di WordPress ti mette un po’ d’ansia, i plugin si accumulano e da smartphone il sito è lento. Pensi a Shopify, però hai paura di buttare via anni di posizioni su Google.
È una paura giusta. Una migrazione WooCommerce Shopify fatta di corsa cambia l’indirizzo di ogni pagina, e Google si ritrova con centinaia di link che non portano più da nessuna parte. Fatta con metodo, invece, è un trasloco ordinato.
In breve: per passare da WooCommerce a Shopify senza perdere SEO devi portare prodotti, clienti e contenuti, preparare una mappa che collega ogni vecchio URL al nuovo, caricare i redirect 301 su Shopify prima di cambiare il DNS e controllare Search Console nelle settimane dopo. Il resto è organizzazione.
Qui trovi la checklist che uso io, fase per fase: cosa si porta e cosa no, come si costruisce il file dei redirect, cosa succede il giorno del passaggio e cosa controllo dopo.
Quando conviene passare da WooCommerce a Shopify (e quando no)
Shopify conviene quando vuoi smettere di fare il sistemista. Hosting, sicurezza, aggiornamenti e certificato SSL li gestisce la piattaforma: tu ti occupi di prodotti, clienti e vendite. Se il tempo che passi a sistemare plugin supera quello che passi a vendere, è un buon segnale.
Non conviene sempre, però. Se il tuo WooCommerce regge su personalizzazioni particolari (listini complessi, configuratori di prodotto, integrazioni scritte su misura), prima va capito come rifarle su Shopify, e a volte costa più che tenerle. Il confronto generale lo trovi nella guida su come scegliere tra WordPress, WooCommerce e Shopify; canoni e commissioni sono nella guida ai costi di Shopify.
Prima di decidere faccio sempre un elenco di tutto quello che il negozio fa oggi: plugin attivi, email automatiche, metodi di spedizione e pagamento, campi particolari nella scheda prodotto. Ogni voce deve avere una risposta su Shopify: un’impostazione, un’app o uno sviluppo.
Cosa si porta e cosa no
Shopify ha un’app gratuita per i traslochi, Store Migration, che per WooCommerce importa prodotti e clienti dai file di esportazione. Il resto si porta in altri modi, come spiega la guida ufficiale di Shopify alla migrazione da WooCommerce.
Prodotti, varianti e immagini
I prodotti arrivano su Shopify come bozze: li controlli e li pubblichi tu. Varianti, prezzi e codici SKU vanno verificati a campione, soprattutto se usavi attributi personalizzati o plugin per le varianti.
Le immagini vengono scaricate dagli indirizzi scritti nel file d’esportazione, durante l’importazione: il vecchio sito deve restare online finché l’import non è finito. È anche il momento giusto per alleggerirle; ne parlo nella guida su come ottimizzare le immagini per la SEO.
Clienti e password
Le anagrafiche dei clienti si importano, le password no: sono cifrate e non si possono trasferire. Con i nuovi account cliente di Shopify non è un problema, perché il cliente entra con la sua email e un codice monouso di 6 cifre, senza password.
Se invece il negozio usa ancora i vecchi account cliente (che Shopify indica come deprecati), devi invitare i clienti a creare una nuova password. In quel caso preparo un’email chiara che spiega perché la ricevono.
Ordini storici
Gli ordini già fatti non si importano con un file CSV: servono app di migrazione di terze parti, da scegliere caso per caso. Se li importi, disattiva prima le notifiche di nuovo ordine, altrimenti ricevi un’email per ogni ordine importato.
Spesso propongo di portare solo lo storico che serve davvero al servizio clienti e di tenere un’esportazione completa in archivio, insieme ai documenti contabili.
Recensioni, blog e pagine
Articoli del blog e pagine (chi siamo, spedizioni, contatti) non sono nell’esportazione dei prodotti di WooCommerce: si ricreano a mano o con un’app di importazione. Per le recensioni dipende dal plugin che usavi: su Shopify passano da un’app, e prima di sceglierla controllo che sappia importare quelle vecchie.
La mappa degli URL e i redirect 301
Questa è la parte che decide se manterrai le posizioni. Google ha in memoria i tuoi indirizzi: se cambiano senza redirect, chi arriva da Google o da un link esterno trova una pagina di errore.
Come cambiano gli indirizzi su Shopify
Shopify usa percorsi fissi: i prodotti stanno sotto /products/, le categorie (che qui si chiamano collezioni) sotto /collections/, le pagine sotto /pages/ e gli articoli sotto /blogs/nome-del-blog/. Gli indirizzi di WooCommerce non si possono riprodurre: vanno reindirizzati.

Attenzione al blog: su WordPress gli articoli possono avere permalink diversi (con o senza /blog/, con la data, con la categoria). Parti sempre dagli URL reali, non da quelli che pensi di avere.
Creare il file dei redirect (CSV)
Raccolgo gli indirizzi da tre fonti: la sitemap del vecchio sito, le pagine con impressioni in Google Search Console e le pagine di arrivo in Analytics. Poi preparo un foglio con due colonne, vecchio e nuovo indirizzo, da importare nell’admin di Shopify in Contenuti > Menu > Redirect URL (nell’admin in inglese: Content > Menus > View URL redirects), con il pulsante Importa.
Le intestazioni delle colonne sono quelle del modello ufficiale di Shopify. Il file, salvato in UTF-8, ha questo aspetto:
redirect.csv
Redirect from,Redirect to
/product/tazza-blu/,/products/tazza-blu
/product-category/tazze/,/collections/tazze
/chi-siamo/,/pages/chi-siamo
/blog/come-pulire-la-ceramica/,/blogs/news/come-pulire-la-ceramicaDue regole dalla documentazione di Shopify sui redirect URL: il redirect scatta solo se il vecchio indirizzo è “rotto”, cioè non carica già una pagina su Shopify; e non si possono reindirizzare percorsi riservati come /products, /collections o /cart. Il limite è di 100.000 redirect per negozio (verificato a ottobre 2026): per un negozio piccolo o medio non è un problema.
Redirect in un solo salto
Ogni vecchio URL deve puntare direttamente alla destinazione finale, senza catene. Google riesce a seguire più passaggi, ma nella sua guida ai trasferimenti di sito con cambio di URL consiglia di andare dritti alla meta: le catene rallentano le persone e non tutti i browser le seguono.
Quando ho rifatto il mio sito ho tenuto tutti gli URL dov’erano e ogni redirect in un solo salto. È la stessa regola che applico ai negozi che migro. Google consiglia anche di tenere i redirect il più a lungo possibile, in genere almeno un anno: su Shopify li lascio per sempre.
Un controllo che salva molte pagine: barre finali e maiuscole. Dopo l’import provo a campione sia la versione con la barra finale sia quella senza: devono arrivare entrambe alla pagina giusta.
SEO da non perdere: title, description, dati strutturati, immagini
I redirect salvano gli indirizzi, ma il posizionamento dipende anche da quello che c’è nelle pagine. Per ogni prodotto, collezione e articolo importante porto:
- il title e la meta description che avevi su WordPress (su Shopify si modificano nella parte SEO in fondo alla scheda di prodotto, collezione o pagina);
- le descrizioni complete, senza tagliarle “perché tanto le rifacciamo”;
- il testo alternativo delle immagini;
- la struttura dei titoli interni (H2, H3) degli articoli che portano visite.
I temi Shopify ben fatti includono i dati strutturati del prodotto (prezzo, disponibilità). Se su WordPress usavi un plugin SEO che li aggiungeva, controllo con il test dei risultati multimediali di Google che le schede li abbiano ancora.
La sitemap la genera Shopify da sola, all’indirizzo /sitemap.xml, con prodotti, collezioni, pagine e articoli. Il file robots.txt si può modificare dal tema, ma con molta cautela: un errore lì può togliere il negozio da Google.
Infine i link interni: nelle descrizioni e negli articoli puntano ancora ai vecchi indirizzi. Li aggiorno ai nuovi, come raccomanda anche Google, così i redirect restano una rete di sicurezza per i link che arrivano da fuori.
Il giorno del passaggio, passo per passo
Tutto il lavoro si fa prima, con il negozio Shopify in modalità privata: protetto da password e quindi invisibile ai motori di ricerca. Il giorno del passaggio deve essere noioso.

- Stop agli ordini: metto il vecchio negozio in manutenzione, in un orario con poco traffico.
- Ultimo import: i clienti nuovi e, se servono, gli ultimi ordini arrivati.
- Redirect caricati: importo (o reimporto) il CSV e provo a campione gli indirizzi più importanti.
- DNS: in Impostazioni > Domini Shopify indica i record da impostare presso il tuo registrar (un record A e un CNAME per il www). Il certificato SSL è gratuito e automatico, ma può richiedere fino a 48 ore.
- Ordine di prova: tolgo la modalità privata e faccio un acquisto completo, dal pagamento all’email di conferma.
Il dominio resta tuo: cambi solo dove punta. Se hai la posta elettronica sullo stesso dominio, quando tocchi il DNS lascia stare i record MX, altrimenti smetti di ricevere email.
Dopo il passaggio: le prime 4 settimane
Google ha bisogno di tempo. Secondo la sua documentazione, per un sito di medie dimensioni possono servire alcune settimane prima che i nuovi indirizzi sostituiscano i vecchi, e qualche oscillazione nelle posizioni è normale. Non è il momento di cambiare altro.
Search Console e copertura
Se il dominio resta lo stesso, lo strumento “Cambio di indirizzo” di Search Console non serve: si usa solo quando cambi dominio. Invio la nuova sitemap, controllo ogni settimana il rapporto sulle pagine indicizzate e confronto clic e impressioni delle pagine principali con il periodo prima.
Errori 404 e redirect mancanti
Gli indirizzi dimenticati saltano fuori nei primi giorni, come pagine “non trovate” in Search Console. Ogni 404 che ha visite o link esterni diventa un nuovo redirect. Se vuoi qualcuno che tenga d’occhio il negozio anche dopo, c’è il servizio di assistenza e manutenzione del negozio online.
Domande frequenti
Conclusione
Una migrazione da WooCommerce a Shopify non si perde per l’importazione dei prodotti, che è la parte facile. Si perde per gli indirizzi dimenticati. Mappa completa, redirect in un salto, contenuti portati per intero e controlli nelle settimane dopo: con questo metodo il trasloco diventa gestibile.
Se vuoi farlo con qualcuno che l’ha già fatto, ti spiego come lavoro nella pagina su realizzazione e migrazione dei negozi Shopify.
Stai pensando di migrare? Mandami l’indirizzo del negozio dalla pagina contatti: ti dico quanti URL vanno reindirizzati e cosa rischi. Ti rispondo io.




