Salta al contenuto

Ti risponde Salvatore, di persona: niente centralini, niente ticket.

Da WordPress a Shopify: come spostare pagine, blog e URL senza perdere visite

Copertina: da WordPress a Shopify, pagine, blog e redirect senza perdere visite, con lo schema prima e dopo

Hai un sito WordPress con pagine di presentazione e un blog che porta visite, e adesso vuoi vendere online con Shopify. La domanda è sempre la stessa: che fine fanno le pagine e gli articoli, e come non perdo le visite che arrivano da Google?

La migrazione da WordPress a Shopify funziona così: Shopify ha URL fissi (/pages/, /blogs/, /products/), quindi quasi tutti i tuoi indirizzi cambiano. Fai l’inventario degli URL, decidi cosa fare del blog, prepari un file vecchio indirizzo → nuovo indirizzo e carichi i redirect 301 su Shopify prima di cambiare il DNS.

Qui parlo di siti WordPress senza negozio: vetrina, blog, portfolio. Se hai già un negozio WooCommerce, c’è una guida dedicata su come migrare da WooCommerce a Shopify senza perdere SEO. Se invece stai ancora scegliendo la piattaforma, leggi il confronto tra WordPress, Shopify e Wix.

Prima di tutto: Shopify ha URL fissi

WordPress ti lascia scegliere quasi qualsiasi indirizzo. Shopify no: ogni tipo di contenuto ha il suo prefisso, deciso dalla piattaforma, e non si può togliere.

Pagine, blog, collezioni e prodotti

  • Pagine: /pages/chi-siamo;
  • articoli: /blogs/news/titolo-articolo, dove news è il blog predefinito (si chiama News, e puoi crearne altri);
  • articoli per tag: /blogs/news/tagged/ricette;
  • collezioni (le categorie dei prodotti): /collections/nome;
  • prodotti: /products/nome.
Esempi di URL WordPress e dei corrispondenti URL fissi di Shopify per pagine, articoli, categorie e prodotti
Indirizzi tipici di WordPress e i percorsi fissi di Shopify.

Cosa succede agli URL alla radice di WordPress

Su WordPress pagine e articoli stanno spesso subito dopo il dominio: /chi-siamo/, /come-scegliere-il-vino/. Su Shopify i contenuti non possono stare alla radice, quindi ognuno di questi indirizzi va reindirizzato. Resta uguale solo la home.

Lo stesso vale per gli archivi che WordPress crea da solo: categorie (/category/x/), tag (/tag/x/), autori, paginazioni (/page/2/) e archivi per data. Quelli con visite o link li porto verso la pagina più vicina per argomento, per esempio il blog filtrato per tag. Quelli senza traffico e senza una destinazione sensata li lascio andare: meglio una pagina 404 pulita che un redirect alla home che non c’entra niente.

Tre strade per il blog

Il blog è spesso la parte che porta più visite. Prima di spostarlo decido con il cliente quale di queste tre strade prendere.

Portarlo su Shopify

Tutto in un posto solo, con link diretti dagli articoli ai prodotti. Il blog di Shopify ha quello che serve per la SEO di base: titolo e descrizione per i motori di ricerca, indirizzo modificabile, tag, estratto, immagine in evidenza e autore. I commenti sono spenti di default e si possono attivare con moderazione, come spiega la guida di Shopify sugli articoli del blog.

I limiti: l’editor è più semplice di quello di WordPress e non ci sono categorie, solo tag. Per un blog aziendale di solito basta.

Lasciarlo su WordPress

Il blog resta su WordPress, ma in un sottodominio (per esempio blog.tuodominio.it), perché il dominio principale ora punta a Shopify. Gli indirizzi cambiano comunque, quindi i redirect servono lo stesso, e avrai due sistemi da aggiornare e proteggere.

Ha senso quando il blog è molto grande o usa funzioni che Shopify non ha. Prima di sceglierla verifico con un test che i redirect verso il sottodominio funzionino come servono.

Fondere gli articoli deboli

Il trasloco è il momento giusto per fare pulizia. Gli articoli che parlano della stessa cosa, o che non hanno mai portato visite, li fondo in un articolo più completo e reindirizzo i vecchi indirizzi verso quello. Un blog con meno articoli ma più utili è anche più facile da tenere aggiornato, come spiego nella guida sulla struttura di un sito web.

Inventario degli URL: da dove partire

Non puoi reindirizzare quello che non sai di avere. Per questo l’inventario è il lavoro più importante, e anche il più noioso.

Sitemap, Search Console e analytics

  • la sitemap di WordPress: quella del plugin SEO o quella di WordPress stesso (/wp-sitemap.xml);
  • Google Search Console: il rapporto sulle prestazioni, esportato per pagina, ti dice quali indirizzi hanno impressioni e clic. Se non l’hai ancora collegata, ecco come collegare Search Console e leggere i dati;
  • Analytics: le pagine di destinazione degli ultimi 12 mesi;
  • i link da altri siti: le pagine che ricevono link esterni vanno salvate anche se hanno poche visite.

Il foglio di calcolo vecchio URL → nuovo URL

Metto tutto in un foglio con poche colonne: vecchio URL, tipo di contenuto, visite, azione (portare, fondere, eliminare) e nuovo URL. Quando ogni riga ha la sua azione, il file dei redirect è quasi pronto.

Quando ho rifatto il mio sito ho seguito questo stesso metodo: tutti gli URL mantenuti e ogni redirect in un solo salto. Su Shopify gli indirizzi cambiano per forza, ma la regola non cambia: nessun vecchio URL deve restare senza destinazione.

Preparare e caricare i redirect 301 su Shopify

Dal foglio esporto un file CSV con due colonne. Le intestazioni sono quelle del modello ufficiale di Shopify, e il file si importa dall’admin in Contenuti > Menu > Redirect URL (nell’admin in inglese: Content > Menus > View URL redirects), con il pulsante Importa.

Esempio di file CSV dei redirect da importare in Shopify con le colonne vecchio e nuovo indirizzo e quattro righe
Il file dei redirect: a sinistra il vecchio indirizzo, a destra il nuovo.

redirect.csv

Redirect from,Redirect to
/chi-siamo/,/pages/chi-siamo
/come-scegliere-il-vino/,/blogs/news/come-scegliere-il-vino
/category/ricette/,/blogs/news/tagged/ricette
/negozio/cesto-natale/,/products/cesto-natale

Le regole che controllo, tutte dalla documentazione di Shopify sui redirect URL:

  • il redirect scatta solo se il vecchio indirizzo non carica già una pagina su Shopify;
  • non si possono reindirizzare percorsi riservati come /products, /collections o /cart;
  • gli indirizzi con parametri (la parte dopo il ?) potrebbero non funzionare come ti aspetti;
  • il limite è di 100.000 redirect per negozio (verificato a ottobre 2026).

E una regola mia, che è anche un consiglio di Google nella guida ai trasferimenti di sito: un solo salto. Se su WordPress avevi già dei redirect (per esempio da un plugin), li riscrivo verso la destinazione finale su Shopify, così non si creano catene.

Contenuti, immagini e metadati

Shopify non importa pagine e articoli da WordPress con i suoi strumenti di migrazione: si ricreano a mano oppure con un’app di importazione di terze parti, come indica la guida di Shopify alla migrazione. Per un blog di qualche decina di articoli, spesso la copia a mano è anche l’occasione per sistemarli.

Per ogni pagina e articolo porto il testo completo con i suoi titoli interni, il titolo SEO e la meta description che avevi su WordPress (Shopify consiglia di stare entro i 70 caratteri per il titolo), l’immagine in evidenza e il testo alternativo delle immagini. Gli articoli su Shopify restano nascosti finché non li pubblichi: è comodo per preparare tutto con calma.

Le immagini vanno ricaricate su Shopify, nei singoli articoli o in Contenuti > File. Quando il dominio passa a Shopify, i vecchi indirizzi /wp-content/uploads/… smettono di funzionare: se alcune immagini ricevono visite da Google Immagini o link da fuori, reindirizzo anche quelle e le provo una per una.

Infine i link interni: negli articoli puntano ancora ai vecchi indirizzi. Li aggiorno ai nuovi, così i redirect restano solo una rete di sicurezza. Molto di quello che sai sulla SEO su WordPress vale anche qui: cambiano gli strumenti, non i principi.

Checklist finale prima di cambiare il DNS

Il negozio resta in modalità privata, cioè protetto da password e invisibile a Google, finché questa lista non è tutta spuntata:

  • tutte le pagine e gli articoli da tenere sono pubblicati su Shopify;
  • il CSV dei redirect è importato e ho provato a campione gli indirizzi con più visite;
  • nessuna catena di redirect: ogni vecchio URL arriva alla destinazione finale in un salto;
  • titoli SEO e meta description sono al loro posto;
  • i link interni puntano ai nuovi indirizzi;
  • la sitemap di Shopify (/sitemap.xml) è pronta da inviare in Search Console;
  • i record MX della posta non vengono toccati quando cambio il DNS.

Dopo il passaggio, se il dominio resta lo stesso, in Search Console non serve lo strumento di cambio indirizzo: invio la nuova sitemap e controllo ogni settimana le pagine non trovate. Google avverte che per un sito di medie dimensioni possono servire alcune settimane perché i nuovi indirizzi prendano il posto dei vecchi.

Domande frequenti

Posso tenere gli stessi URL di WordPress su Shopify?

Solo in parte. La home resta uguale, ma pagine e articoli su Shopify hanno prefissi fissi (/pages/ per le pagine, /blogs/nome-blog/ per gli articoli) che non si possono togliere. Puoi però tenere uguale la parte finale dell’indirizzo, cioè lo slug, e reindirizzare ogni vecchio URL al nuovo con un redirect 301. Così visitatori e Google arrivano comunque alla pagina giusta.

Il blog di Shopify è buono per la SEO?

Per la SEO di base sì: ogni articolo ha titolo e descrizione per i motori di ricerca, indirizzo modificabile, tag, immagini con testo alternativo, e finisce da solo nella sitemap. È meno flessibile di WordPress: niente categorie e meno plugin. Ma a posizionare un articolo sono soprattutto i contenuti e i link, non la piattaforma.

Quanti redirect si possono caricare su Shopify?

Secondo la documentazione di Shopify, fino a 100.000 redirect per negozio, e molti di più sul piano Plus (dato verificato a ottobre 2026). Per un sito WordPress con qualche centinaio di pagine e articoli è più che sufficiente. Si possono creare uno per uno dall’admin o importare tutti insieme con un file CSV a due colonne.

Le immagini di WordPress vanno ricaricate?

Sì. Shopify non legge la cartella degli upload di WordPress: le immagini vanno caricate negli articoli, nelle pagine o in Contenuti > File, dove ogni immagine può pesare fino a 20 MB. Quando il dominio passa a Shopify, i vecchi indirizzi delle immagini smettono di funzionare: reindirizza almeno quelle che ricevono visite o link da altri siti.

Conclusione

Passare da WordPress a Shopify non vuol dire ricominciare da zero con Google. Vuol dire accettare gli URL fissi di Shopify e collegare ogni vecchio indirizzo al nuovo, senza dimenticarne nessuno. Il resto (contenuti, immagini, metadati) è lavoro ordinato.

Se vuoi che il trasloco lo segua io, trovi come lavoro nella pagina su realizzazione e migrazione dei negozi Shopify.

Vuoi sapere quanti dei tuoi URL vanno reindirizzati? Mandami il sito dalla pagina contatti: preparo io la mappa. Ti rispondo io.

Scritto da

Salvatore Pitone

Sviluppatore web, realizzo siti WordPress ed e-commerce per professionisti e piccole imprese. Sul blog condivido quello che imparo ogni giorno lavorando sui siti dei miei clienti.

Richiedi un preventivo

Preventivo gratuito

Partiamo dal tuo progetto, con calma e chiarezza.

Scrivimi cosa ti serve. Ti richiamo io, ti faccio qualche domanda e ti mando un preventivo chiaro, senza sorprese e senza tecnicismi.

Salvatore Pitone, sviluppatore web, sorridente con le braccia incrociate
Ti rispondo io, Salvatore. Niente call center: leggo personalmente ogni richiesta e ti rispondo entro 24 ore lavorative.

Raccontami il tuo progetto

Ti rispondo personalmente entro 24 ore lavorative.